la felicità per Salvador Dalì


Genio e savoir vivre
Dalì è un genio, come cantano simpaticamente i Mecano ;-)
Ma a noi interessa diventare più felici: essere geniali... ci è utile?
Per saperlo, usiamo un argomento per absurdum, confrontando la vita di Dalì con un altro artista indagatore visionario dei recessi inquietanti dell'anima: Edgar Allan Poe.

Dalì
E' diventato ricco e famoso, circondato di amici, artisti e estimatori, e ha avuto una relazione d'amore con Gala, meravigliosa e durata per tutta la loro lunga e intensa vita.

Poe

Non è stato capace di conservare nessuna amicizia e relazione, visse una vita sempre più povera (fu costretto a usare il corredo matrimoniale come sudario per la salma della moglie) e venne perennemente inseguito dai creditori e dall'alcol, che alla fine lo stroncò a soli quarant'anni.


Avanzo l'ipotesi, quindi, che non solo Dalì ebbe la vita che voleva a prescindere dalla sua genialità, ma che fu, addirittura, nonostante la sua genialità... Per Howard Gardner esistono nove tipi diversi di intelligenza: Dalì sviluppò la capacità di sfruttare la sua creatività e tecnica per ottenere la vita che voleva. Quindi non raggiunse la vita desiderata grazie alla sua genialità artistica, bensì ad altre doti geniali... ma radicalmente diverse, se non addirittura opposte, all'ispirazione creativa!


Cupidigia, diplomazia e spregiudicatezza = successo
"Decisi di diventare il più grande cortigiano della mia epoca e lo diventai, come tutto quello che mi propongo con rabbia paranoica. Chi vuole fare carriera deve essere un po' cannibale." Quindi, se ambisci al successo e agli agi, innanzitutto devi desiderarli 'rabbiosamente'; poi Dalì ti consiglia di entrare a corte e servire i re, e senza farti troppi scrupoli altruistici... Il calcolo cinico e il servilismo, sono decisamente antitetici alla libertà ribelle e selvatica dell'ispirazione creativa, il che spiega la leggenda dell'artista bohemienne e... la mediocrità dilagante nelle corti dei potenti.
Chi ritiene imprescindibile il successo sociale (fama, approvazione e ricchezza, ad esempio) farebbe meglio a prendere le distanze da qulunque originalità.


Paradiso interiore
Quello che a me interessa di più, personalmente, non è il successo generalista: più che del mondo esteriore, è la conquista del mondo interiore, che per me è veramente indispensabile e prioritario per essere più felici: "durante il periodo surrealista volevo creare l'iconografia del mondo interiore e del mondo del meraviglioso concepiti da mio padre Freud. Oggi, invece, il mondo esteriore e quello della fisica hanno superato quello della psicologia. Oggi mio padre è il Dottor Heisenberg." Si considerava un artista visionario: un "folle organizzato". La sua produzione artistica proviene dal mondo onirico: anche quando sono ritratti di personaggi contemporanei -come Picasso- ogni espressione viene stravolta e rielaborata attraverso una fantasia disinibita e prorompente. Dalì aveva una fiducia filiale nel suo mondo fantastico: produrre, significava per lui usare logica e tecnica per tradurre la sua interiorità con "ossessività paranoica".
Ecco, quindi, il secondo insegnamento di Dalì. Credere in qualcosa che va al di là del tuo io è indispensabile per dare un senso alla vita: devi abbracciare la tua missione.


Qual'è la tua missione?
Avere una missione significa ordinare la propria follia in un percorso omogeneo, e concentrare le proprie energie verso una meta ambiziosa.
I sogni non sono obiettivi. I sogni sono fatti per essere sognati, per restare nel mondo onirico e dell'arte. Gli obiettivi sono un distillato, la concrezione di un sogno, e sono caratterizzati per essere fabbricabili nella realtà. Il sogno non ce lo diamo noi, viene dal mondo onirico, fantastico, animale. L'obiettivo, invece, è pianificato razionalmente dall'io, che serve i propri impulsi profondi. La missione è proprio questo: percorrere obiettivi reali nella direzione di un sogno irraggiungibile, che ci orienta come la stella polare, un miraggio di riferimento per disporre gli obiettivi lungo il corso della vita.


Autostima, modestia e vanità
Nella misura in cui si riesce a tessere un viaggio interiore sulla tela della vita reale, ci si sente realizzati. Ma qual'è il limite dell'autostima? Quando inizia a essere "troppa"? Dalì, pervenne con grande rapidità a una spudorata autoesaltazione: "Ogni mattina, appena prima di alzarmi, provo un sommo piacere: quello di essere Salvador Dalì!"
E' un gravissimo errore, credere che amarsi, avere un'alta autostima, o anche indulgere nell'autocompiacimento e nella vanità siano controproducenti... Dove sta scritto? Il problema di andare orgogliosi e compiacersi di sé, sta solo nel poter infastidire le persone insicure! Con se stessi e con chi ci ama, è salutare apprezzarsi, almeno nella stessa misura in cui gratifichiamo gli altri della nostra amorevolezza.
Il pericolo insito nella vanità, giunge solo qualora oscuri la capacità di fare autocritica: la vanità è eccessiva solo quando impedisce l'autocritica, che è vitale per crescere e adattarci alla realtà. L'autocritica deriva dal senso della realtà, dal confronto della realtà, che è l'unico discriminante tra l'amor proprio e il delirio, che invece cozza contro la realtà, presto o tardi, e ci manda in frantumi.
Ma il confronto con la realtà, non ha niente a che vedere con giudicarsi con gli occhi della società: le tue azioni le giudichi tu stesso sulla base dei risultati a cui ti hanno portato. Sei tu e tu: tu che credi in te, tu che giudichi i risultati ottenuti, tu che ti correggi per ottenere di più. Come un genitore ideale di te stesso...
Essere genitori di noi stessi significa amarci, a priori, il più possibile, ma essere capaci di fare autocritica quando la nostra azione non raggiunge l'obiettivo.
Dalì, per lo meno, non si è fatto problemi, a moderare l'autostima: si amava molto, e ha passato una vita rigogliosa.
Quindi, il suo terzo suggerimento è... lode all'io!

Adesso prova a leggere: >> Madre Teresa

Se invece ti interessa la mia sintesi: >> feliciologia.it









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