morte, sesso e genitori


vita e opere - la sua vera fede - Chiesa e morale - pensare da adulti


Dio padre

I tre monoteismi veterotestamentari (ebraismo, cristianesimo e islamismo) sono accomunati dalla concezione di un Dio creatore, onnipontente e buono, a cui quindi noi creature ci possiamo rivolgere come a un Padre nostro, che sei nei cieli. Questa è l'essenza del Vecchio Testamento: un padre che interviene nella storia per aiutare e correggere le sue creature, sviate dal piano di salvezza a cui le aveva destinate.


i figli di Dio
Il bambino non è in grado di sostenere la consapevolezza della sofferenza come naturale dato di fatto, né è pronto per contestare l'autorità del genitore senza sentirsi troppo vulnerabile e precipitare nel marasma psichico. Affinché il bambino sofferente possa salvaguardare l'autorità del genitore e sentirsi protetto, deve quindi saperlo forte e buono; quando allora soffre per mano del genitore stesso, ad esempio se viene punito, imputa a se stesso la cagione della sofferenza e si sente cattivo: che etimologiamente significa prigioniero del peccato. Poiché molte sofferenze non sono dovute al rapporto familiare, e l'individuo crescendo è costretto a relativizzare i genitori e le altre autorità, se il disagio psichico è eccessivo e si sente ancora vulnerabile, proietta nell'invisibile una figura genitoriale.
Per Freud, Dio è un sostituto del padre, o più precisamente l'immagine ideativa che il bambino si è fatto del padre e che da adulto ricompare nella rappresentazione individuale di Dio. Ne consegue che anche il Padre celeste dove essere salvaguardato come forte e buono. Ecco vedere dispiegata l'incredibile potenza della fede biblica come scudo per la difesa del palliativo genitoriale. Dio deve essere buono e onnipotente per farmi sentire ancora figlio e scongiurare l'angoscia esistenziale. Questo però comporta:


il senso di colpa
Significa sentirsi inadeguati, impuri, corrotti, sporchi, indegni, umili, inferiori e quindi non amabili. Non siamo degni di amore: se lo riceviamo è quindi per una grazia immeritata. Ma essere amati è vitale, quindi imploriamo amore, supplichiamo, preghiamo di amarci anche se non lo meritiamo. Siamo in balia di chi ci ama, alla sua mercé: siamo impotenti. La colpa, che abbiamo preso come una croce sulle nostre spalle (inconsciamente, intendiamoci!) pur di salvare il genitore, ci fa sentire da lui protetti ma anche in sua balia, e sorge il complesso di castrazione: che è il conflitto psichico tra 1.l'abominio della propria impotenza e perciò l'odio del comando e del castigo del genitore, e 2.la necessità di rinunciare ai nostri desideri e alla nostra volontà per salvaguardare la stima nell'amato - e necessario - genitore.
Re Edipo commette le colpe più gravi per la società greca: uccidere il padre e compiere incesto con la madre. Perciò si acceca e scivola nelle tenebre...


sessuofobia: il tenebroso tributo a un genitore castrante
Quando il complesso (paura e necessità) della castrazione non viene superato, l'impulso alla vita tenta di integrarlo, cioé di trovare piacere nella repressione stessa del desiderio, godendo castigandosi o punendo gli altri.
"I più influenti tra i primi Padri della Chiesa (Gerolamo, Tertulliano, Origene, Agostino) hanno scritto molto a proposito del mito della caduta, come pure Lutero e Calvino: tutti erano convinti che l'istinto sessuale facesse ostacolo alla spiritualità. Essi erano terrorizzati da quello che Tertulliano chiamava "l'impurità dell'utero" o "le parti vergognose". Origene, forse lo scrittore più brillante e prolifico di tutti, si castrò." J. Wijngaards, Nè Eva, nemmeno Maria: l'ordinazione sacerdotale delle donne nella Chiesa cattolica, Ed. La Meridiana. 2002
Gerolamo esorta gli uomini a lasciare tutto per seguire Cristo, chiede alle matrone di dedicare il loro primogenito al Signore come offerta richiesta dalla legge; e consiglia alle amiche, se non possono entrare in convento, di vivere come vergini nelle loro case. Cfr. San Girolamo, Opere scelte, vol. I, a cura di E. Camisani, Torino Utet, 1971, p. 373 nota 172


Jahvé non è immagine di un padre amorevole, ma di un padre sadico
Prima vieta, poi punisce, poi redime. Prima dà e poi toglie, annienta l'intera umanità nel diluvio e si pente, minaccia poi perdona, in un continuo gioco sadico. il Padre Jahvé è autoritario e severo punitore di peccatori irredimibili perché di specie, impersonali. "Questo vale specularmente per le bambine nei confronti della madre: Iside e la Madonna chiedono ai loro adepti le stesse cose: sacrificio, sottomissione, astinenza, castità. Il digiuno esortato nella patristica è equivalente alla mortificazione sessuale, al rifiuto della femminilità, in quanto la donna nei suoi attributi sessuali è demoniaca. Mascolinizzarsi, attraverso il digiuno che fa perdere gli attributi della bellezza femminile, significa perdere il demoniaco che è in te, ma contemporaneamente realizzare quel processo di fusionalità col padre amato e desiderato. Fusione che avviene sul piano sublimato della spiritualità come unione, identificazione con il Padre celeste, fino all’autoannullamento nella morte, cioè al ritorno allo stato originario indifferenziato, dove non c’è né maschile, né femminile." (Alessandro Zannella)


il mistero della fede
Prima vedemmo i contenuti della fede. Mi sono spesso chiesto, cosa sia la fede come atto di adesione a quei contenuti; sia da credente che, ora, da ateo. Credevo fosse semplice concepire l'atto di fede come un'adesione emotiva simile l’amore, insomma una fiducia sconfinata: come sento di essere innamorato, così sento di fidarmi ciecamente di Dio.
Ma come posso fidarmi di Dio riguardo alla sua esistenza? Non posso dubitare dell’esistenza di colui che mi parla, e infatti Dio non parla a me.
E, scommetto, neppure a te. Qualcuno più fortunato, ha ricevuto la sua rivelazione, ad esempio suo Figlio. Che, però, proprio nel momento cruciale, dubita: "My God, My God, why have you forsaken me?"
La fede è una convinzione sostenuta non dalla ragione ma da un sentimento di fiducia cieca e totale. Che però non viene riposta in Dio, (un concetto la cui esistenza pretende una dimostrazione), bensì in chi ci ha trasmesso la fede: la fede è l’infantile difesa del genitore.
O di qualche carismatico mito dell'infanzia spirituale, per esempio:


il mito di Teresa di Calcutta
Una donna vittima della fama come Marylin. E che, come Marylin, ha trascorso una vita interiormente disperata.


il cuore di Teresa: amore oblativo o patologia?
Cosa c'era, veramente, nel cuore di Teresa? Una sofferenza disperata, lo abbiamo visto. E una fede incrollabile, lo sappiamo. E c'è un legame? Ecco il dialogo dell'apparizione miracolosa di Cristo che nel 1947 cambiò la vita di suor Teresa.
[Jesus:] Will you refuse to do this for me? ... You have become my Spouse for my love — you have come to India for Me. The thirst you had for souls brought you so far — Are you afraid to take one more step for Your Spouse — for me? Is your generosity grown cold? Am I a second to you? [Teresa:] Jesus, my own Jesus — I am only Thine — I am so stupid — I do not know what to say but do with me whatever You wish — as You wish — as long as you wish. [Jesus:] You are I know the most incapable person — weak and sinful but just because you are that — I want to use You for My glory.
In a prayer dialogue recounted to Archbishop Ferdinand Perier, January 1947
Questa espressione, "sei la persona più incapace, debole e paurosa, ma proprio per questo voglio usarti per la mia gloria" mi ha subito fatto venire in mente un altro testo, che cito di seguito.


Madre Teresa di Calcutta: una suora sadomasochista
"- Tu non sai che cosa rischieresti, se mi dimostrassi di essermi sbagliato nell'accordarti fiducia.
- Signore, il più grande dei miei dolori sarebbe di aver perduto la fede in voi. (...) Prendete la mia vita, io sono vostra, disponetene, ve la devo... - Ma a quel punto gridai rivolta al cielo - Oh mio Dio, voi l'avete voluto, era nella vostra volontà che l'innocente diventasse ancora una volta preda del colpevole; disponete di me, Signore Gesù, sono ancora ben lontana dai mali che avete sofferto per noi; possano quelli che io sopporto nel glorificarvi, rendermi degna un giorno della ricompensa che promettete al debole che non guarda che a voi nelle sue tribolazioni e che vi glorifica nelle sue pene!
"
Questa era la Justine del marchese de Sade. "Essere schiavi significa essere utilizzati da tutti con gioia. Acquisti l'umiltà solo accettando umiliazioni." Queste ultime, invece, erano citazioni di Madre Teresa, e anche: "La Madonna dovette svuotarsi prima di essere piena di grazia. Dovette dichiarare di essere schiava del Signore prima che Dio potesse riempirla." Gloria Germani, Teresa di Calcutta, una mistica tra Oriente e Occidente. Il suo pensiero in rapporto all'India e a Gandhi, Paoline, 2003
"Il dolore è un dono di Dio per te. Non devi sciupare questo dono ma renderlo fruttuoso. (...) Ho cominciato ad amare le mie tenebre (...) Piu’ il lavoro o le persone sono ripugnanti, tanto piu’ grandi devono essere la nostra fede, il nostro amore il nostro gioioso e devoto servizio al Signore. (...) Il vero amore deve sempre fare male. Deve essere doloroso amare qualcuno, doloroso lasciare qualcuno. (...) Sono disposta a soffrire per l'eternità, se ciò fosse possibile." Franca Zambonini, Madre Teresa: la mistica degli ultimi, Paoline, 2003
La co-autrice di Hope Endures, Colette Livermore, australiana, ha fatto parte per undici anni delle Missionarie della Carità. “non è possibile ascoltare la radio o leggere i giornali o parlare con gli amici. Si mantengono scarsissimi contatti con la famiglia di origine. La mente è costretta ad ascoltare una sola opinione, e c’è una sola voce che parla”. I rapporti di Livermore con i suoi superiori gerarchici giunsero a un punto di non ritorno quando decisero di non curare bambini malati durante una festa religiosa. “Il grande afflusso di donazioni era considerato un segno dell’approvazione di dio nei riguardi della congregazione di Madre Teresa. Ci veniva detto che ricevevamo più doni di altri ordini perché Dio era soddisfatto della Madre, e perché le Missionarie della Carità erano le suore fedeli al vero spirito della vita religiosa. Il nostro conto in banca aveva già raggiunto le dimensioni di una grande fortuna e aumentava con ogni distribuzione della posta. Circa cinquanta milioni di dollari si erano accumulati in un unico conto corrente nel Bronx. [...] Quelle di noi che lavoravano regolarmente nell’ufficio sapevano che non dovevano parlare del loro lavoro. Le donazioni arrivavano in gran quantità e venivano depositate in banca, ma non avevano alcun effetto né sulla nostra vita ascetica né su quella dei poveri che cercavamo di aiutare. Tratto da “La posizione della missionaria” di Christopher Hitchens ed. Minimun fax
"Ancora oggi, i beni dell’ordine sono coperti dal segreto più assoluto. Madre Teresa temeva la stagione dei monsoni e in autunno si trasferiva alla Holy Ghost di New York, sicuramente la più redditizia delle case da lei fondate. Lì arrivavano donazioni tutti i giorni, con importi spesso superiori ai centomila dollari. La polacca Eva Kolodziej, che abbandonò i voti alcuni anni fa, racconta che le 25 suore addette alla contabilità non riuscivano a tenere il passo con l’incessante flusso di denaro che continuava a scorrere come l’acqua di un torrente. Nei magazzini dei sotterranei erano custoditi beni per centinaia di migliaia di dollari e, in compenso, le spese erano molto limitate perché i volontari non percepivano alcun compenso." (Approfondisci qui) Non stiamo parlando di bondage, fetish, BDSM: il sadomasochismo ludico è un gioco consapevole, perciò segue regole condivise. Nel caso di Teresa, invece, dove le credenze vietano la consapevolezza, la sofferenza è sregolata.
E indesiderata.


fede cristiana e sesso
Tutto questo non è una deriva isolata, personale: testimoniano il risultato del profondo legame tra fede, sofferenza infantile e sadomasochismo talmente tanti passi, che davvero basta aprire la Bibbia o una storia della Chiesa a caso per trovarne conferma: "I Cattolici che prenderanno la croce e si consacreranno allo sterminio degli eretici godranno del privilegio e dell'indulgenza accordata a coloro che fanno il pellegrinaggio in Terra Santa.” (Decreto del Quarto Concilio Laterano, nel 1215)
«Molto spesso Giovanni Paolo II si sottoponeva a penitenze corporali. Lo sentivamo, a Castel Gandolfo avevo la camera piuttosto vicina alla sua. Si avvertiva il suono dei colpi quando si flagellava. Lo faceva quando era ancora in grado di muoversi da solo» (da La Stampa del 11/2009)
Direi quindi di chiudere con il più celebre: "...In questa visione piacque al Signore che io vedessi un angelo così: non era grande, ma piccolo e molto bello, con il volto così acceso da sembrare uno degli angeli molto elevati in gerarchia che pare brucino tutti in ardore divino... Gli vedevo nelle mani un lungo dardo d'oro, che sulla punta di ferro mi sembrava avesse un po' di fuoco. Pareva che me lo configgesse a più riprese nel cuore, così profondamente che mi giungeva fino alle viscere, e quando lo estraeva sembrava portarselo via, lasciandomi tutta infiammata di grande amore di Dio. Il dolore della ferita era così vivo che mi faceva emettere quei gemiti di cui ho parlato, ma era così grande la dolcezza che mi infondeva questo enorme dolore, che non c'era da desiderarne la fine, né l'anima poteva appagarsi d'altro che di Dio. Non è un dolore fisico, ma spirituale, anche se il corpo non tralascia di parteciparvi un po', anzi molto..."
(Santa Teresa d'Avila, Autobiografia, XXIX, 13)
Piergiorgio Odifreddi avanza un'ipotesi secondo la quale gli stati di estasi della santa potrebbero essere intesi come una fantasia vivida nella mente di una giovane particolarmente sensibile, uno stato d'animo alterato che fa confondere una fantasia autoerotica o sessuale per un incontro divino. Odifreddi, Piergiorgio: Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) 2007, Longanesi (Le Spade) Da cui è sorta una polemica, ad esempio Arrigo Levi replica: "le tesi e le conclusioni di Odifreddi, sembrano frutto di un “fondamentalismo ateo”, sono esasperate, poco originali e manichee." Levi giudica tali posizioni come “assai poco «scientifiche », perché la Scienza non conosce dogmi”. Levi Arrigo: Contro gli anatemi religiosi (e atei)


il rischio di credere o il rischio di pensare
Il credente non può svalutare la madre Chiesa ma nemmeno riconoscere l'iniquità di Dio Padre: se si guarda il volto di Dio si viene accecati come Edipo...
Dio si rivela nell'intero universo, ma Dio è il Grande Assente. La fede è ragionevole, ma non si può capire. Dio è amore, ma esige il sangue dell'Agnello che lava i peccati del mondo. Il peccato è un atto libero e personale, ma i suoi effetti ricadono sull'intera umanità (e su tutte le specie animali); ed è una condanna eterna per chi è fuori dalla Chiesa, a meno di degradarla a istituzione vessatoria.
Questi paradossi non vengono neppure concepiti, se la volontà del bambino è difendere i genitori. Ma la persona adulta può scegliere: affidarsi a nuove figure genitoriali, dimenticare finché può la morte ma rischiare, come Teresa, di vivere in una segreta disperazione; e darsi - o dare - sofferenza inutile.
Oppure trovare il coraggio dell'angoscia della morte; e rischiare di vivere una vita più libera e vera.


Se ti interessa il mio pensiero etico: >> feliciologia.it









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