la felicità per Buddha


Origini del buddismo
Il buddismo è una delle tre religioni principali della Cina, insieme con il taoismo e il confucianesimo. Il fondatore fu un uomo di cui storicamente si sa pochissimo, e i cui insegnamenti furono sistematizzati centinaia di anni dopo la sua morte. Si sa che visse e predicò in India nel VI secolo.
Il VI secolo a.c. è stato un momento storico epocale: ha visto la diffusione di un nuovo senso della vita umana in molte distanti culture. Karl Jaspers lo ha chiamato "periodo assiale".

«In questo periodo si concentrano i fatti più straordinari. In Cina vissero Confucio e Laozé, in India apparvero le Upanishad e visse Buddha. In Iran Zarathustra propagò l'eccitante visione del mondo come lotta fra bene e male. In Palestina fecero la loro apparizione i profeti, da Elia a Isaia e Geremia. La Grecia vide Omero, i filosofi Parmenide, Eraclito e Platone, i poeti tragici e Archimede. La novità di quest'epoca è che in tutti e tre i mondi l'uomo prende coscienza dell' "Essere" nella sua interezza, di se stesso e dei suoi limiti. Viene a conoscere la terribilità del mondo e la propria impotenza. Pone domande radicali. Di fronte all'abisso anela alla liberazione e alla redenzione.» Karl Jaspers, Origine e senso della storia, p.20

Il cuore del buddismo originale: la rinuncia del desiderio
La tradizione vede nel Discorso di Benares il fulcro del pensiero di Buddha.

1) La vita è sofferenza
2) la causa della sofferenza è il desiderio
3) liberarsi dal desiderio tramite una vita retta e contemplativa (Ottuplice Sentiero)

Il più antico "programma" per alleviare l'angoscia, è l'Ottuplice Sentiero di Bhudda (retta visione, intenzione, parola, azione, mezzo, sforzo, attenzione, contemplazione) Dopodiché, visto che non ci è rimasto nulla che Buddha abbia scritto di suo pugno, si è sviluppato un movimento millenario dalle rizomatiche varianti.


Il buddismo all'americana
Prescindiamo per un attimo dall'escatologia nirvanica, che rientra banalmente nelle mitologie consolatorie del lieto fine comune a tutte le fabbriche di illusioni popolari: dalle telenovelas a Topolino, dalle grandi religioni a Hollywood...
La versione del buddismo diffusa in occidente non rinuncia affatto al desiderio, ma solo alle emozioni che producono angoscia. Tutte le emozioni individualiste generano angoscia: odio, avarizia, vendetta, orgoglio... Le emozioni che invece conducono alla pace e alla serenità sono le emozioni 'sociali': benevolenza, tolleranza, mitezza, umiltà.
E' la stessa via indicata dal Discorso della Montagna di Gesù, né più né meno.
Ma con alcune differenze:


Buddismo e cristianesimo
Entrambe queste vie prediligono le emozioni sociali: volemosebbene.
Ma mentre il buddismo lo fa in vista della personale salvezza dell'individuo, che vuole liberarsi dalla sofferenza già in questa vita, il cristianesimo fonda l'amore in Dio, il quale sarà abbracciato pienamente nell'al di là. Per questo il cristianesimo collima sorprendentemente con il nichilismo e produce la storia dei martiri, cioé di coloro che arrivano a sacrificare la felicità in questa vita e abbracciare la sofferenza (la croce) per amore di Dio, dei fratelli e per la vita eterna. Certo, se c'è l'aldilà non sono nichilisti, ma quindi nei fatti lo sono.
In realtà anche il buddismo è desisamente disilluso e sprezzante riguardo alla vita terrena: il mondo è illusione e il sé non è una sostanza ma anch'esso apparenza illusoria. Schopenahuer lo chiama velo di Maya. Manca un Dio personale, però, quindi nessuno può redimerti: solo tu, abbandonando la tua individualità.


Il vero Buddha era un agnostico
Se si studiano i testi più antichi, si conosce un Buddha eccezionalmente moderno: un uomo (non un Dio), che cerca la felicità (non il Nirvana); e la cerca da essere umano, cioé la trova faticosamente a quarant'anni.
Quello che arriva a concludere, è che... non puoi essere sicuro di nulla!
Buddha, tramite alcuni koan (gli aviathka bastuni), ovvero gli "indecidibili", arriva alla conclusione che intorno alle faccende fondamentali non possiamo avere nessuna certezza:

. l'esistenza dell'anima
. il tuo destino dopo la morte
. l'esistenza di Dio
. l'infinità del tempo e dello spazio


...Altro che reincarnazione!
Se non si può sapere se siamo immortali, se c'è Dio e l'aldilà, e se tutti i fenomeni sono privi di sostanzialità, cosa cavolo si dovrebbe reincarnare? Il Buddha originale non credeva nella reincarnazione (come invece 4 buddisti su 5, ovvero perlomeno i 400 milioni del buddismo Mahayana): non gli importava niente di spezzare la catena dell'esistenza per dissolversi nel tutto. Non gliene fregava assolutamente nulla: gli interessava un sistema pratico per liberarsi dal dolore in questa vita! Questo è lo scopo originario del Buddismo. Le diverse religioni buddiste, ovviamente coltivate e diffuse da una casta sacerdotale che amministra dei culti e non lavora (ci sono persone così ingenue che credono che non esista una casta sacerdotale; e infatti il Dalai Lama viene considerato un Bodisatva, l'ultima reincarnazione del Buddha, mica bruscolini...) hanno completamente stravolto il Buddha storico divinizzandolo, così come la Chiesa ha fatto del Gesù storico. Il Gesù del vangelo più antico, Marco, è stato trasfigurato fino a diventare il Verbo che ha creato l'universo. Così il Gautama Buddha, il Buddha storico, è diventato la manifestazione (il Bodisatva è l'analogo della parusia cristiana) di un Buddha astrale - quindi nato illuminato - che si manifesta continuamente, garantendo così la continuità della casta sacerdotale, un po' come l'evangelico "tu sei Pietro e su questa pietra...".


La morale della favola
Del resto, anche la morale più diffusa tra i monaci è sostanzialmente sovrapponibile alle arcaiche morali monoteiste: non uccidere, non mentire, non rubare, non usare sostanze inebrianti... e il terzo dei Cinque precetti impone la rinuncia ai comportamenti sessuali non appropriati. Cosa diavolo siano è poco chiaro, e quindi spesso rientrano fra i comportamenti sessuali "non appropriati" anche i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio e l'omosessualità.


Valutazioni personali
Il buddismo originale lo rispetto ma non lo condivido, perché disprezza la vita: è un po' come buttare il bambino con l'acqua sporca; pur di non soffrire scegliamo l'atarassia, la mancanza di emozioni, cioé di goia, estasi, godimento, esultanza e felicità intesa come una pienezza emotiva di vita. Perché senza desideri, o ammettiamolo pure... senza l'agonia del desiderare, non si può provare la soddisfazione di raggiungere una meta e neppure di ambirla, di sognarla. E infatti per il buddismo qualunque meta è solo illusione. Ottima strategia solo se ci si trova in una situazione disperata. Ma forse la vita... è una situazione disperata ;-)
Discorso a parte per il buddismo americano, il buddismo popolare, fatto di riti esotici e illuminazioni da parvenu: un individualismo snob ammantato da ascesi e l'onnipresente parolina amore. E il segreto compiacimento dell'immortalità, beninteso... Superficiale e vacuo.
Il buddismo Mahayana, insomma quello tibetano, insomma quello diffuso dai monaci è castigante e consolatorio esattamente come i monoteismi. A voglia aggrapparsi alle sfumature... Senso di colpa? Certo, perché siamo pieni di io. Sacramenti? Tutto è amministrato nei vari templi, i matrimoni, le consacrazioni, la preghiera collettiva. L'autorità dei monaci? Indiscutibile, perché guarda caso esiste una dottrina complicatissima e esoterica, con livelli da iniziati come in qualunque setta, per raggiungere l'illuminazione. E naturalmente, come in ogni religione che si rispetti (cioé la trasformazione della fantasia in delirio collettivo) tutto è ambiguo e sfuggente... Trovi chi ti dice che i piaceri vanno assaporati fino in fondo proprio per liberarsene (come diceva Aristippo il cirenaico) e chi invece ti guarda come un essere mortale, terreno, affogato nella carne.
E la funzione apotropaica (rimozione della morte) è assegnata alla metempsicosi, naturalmente: ci aspetta, prima o poi, una vita eterna e beata. Saremo tutti fusi nel'Brahman, la vita universale, ma del resto anche nel paradiso cristiano saremo una cosa sola con Dio e in comunione con i Santi.
Brucia a tutti sapere di morire.
Ed è per questo che la maggioranza si autoinganna in ogni possibile modo...


Il mio consiglio "feliciologico"
Guide religiose: essere estremamente cauto con qualunque guru o sacerdote che campa sulle cose impalpabili: ti convincerà che l'impalpabile ti serve affinché egli possa servirsi di te.
Dottrine inverificabili: immensi tesori le cui chiavi sono in mano a gente meschina, ma non è il numero di zeri che rende vero un assegno falso.
Il comunismo è diverso dal fascismo come il cristianesimo dal buddismo, ma hanno in comune tutti una cosa: la coercizione di ogni persona.
Praticare la pratica: due soli consigli, mi sento di dare. Fare lo yoga e meditare; ma per entrambi non servono preti, né formule o riti.
Basta respirare e ascoltare il corpo che vive.

«Non c'è niente di costante tranne il cambiamento.» Buddha

«La forza bruta schiaccia molte piante. Eppure le piante si risollevano. Le Piramidi non durano un momento in paragone alle margherite. E, prima che Budda o Gesu' parlassero, l'usignolo gia' cantava, e molto dopo che le parole di Gesu' e Budda saranno svanite nell'oblio, l'usignolo cantera' ancora, poiche' il suo canto non e' ne' predica, ne' comando, ne' esortazione. E' solo canto, e in principio non c'era il Verbo, ma il cinguettio.» D. H. Lawrence, Etruscan Places, cap. 2

«Leggendo i particolari della vita di Budda e' impossibile non richiamare alla mente molte circostanze relative alla vita del nostro Salvatore come sono state descritte dagli evangelisti.»
Paul Ambrose Bigandet, Vescovo cattolico di Rangoon

«La religione abbellisce di un raggio di sole l'esistenza di quegli uomini tribolati, e rende loro sopportabile la vista di se stessi; essa influisce, come la filosofia d'Epicuro, sui sofferenti d'un grado superiore, ristorando, affinando, sfruttando, per così dire, le sofferenze, per infine santificarle e giustificarle. Nel Cristianesimo e nel Buddismo forse nulla vi è di più rispettabile della loro arte d'innalzare le infime creature umane, mediante la pietà, in un ordine apparente di cose più elevate. E di renderle contente, grazie a ciò, dell'ordine reale nel quale vivono tanto duramenteNietzsche, Al di là del Bene e del Male, cap.III

Giovanni Paolo II e Pinochet, il Dalai Lama e Bush, AlHusseini e Hitler, la Soka Gakkai e Ceausescu: i capi religiosi hanno sempre legittimato le dittature e la destra conservatrice

Prova a leggere: >> Madre Teresa

Se invece ti interessa la mia sintesi: >> feliciologia.it









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I capi religiosi hanno sempre legittimato i peggiori dittatori della storia

Osho: contraddizioni


cristianesimo e buddismo per i Monty Python

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